E’ morta la notte napoletana. Speriamo che al funerale De Laurentiis venga a piangere con noi.

E’ morta la notte napoletana. Speriamo che al funerale De Laurentiis venga a piangere con noi.

La movida è muerta. Gestori, proprietari, operatori, dj’s, artisti, cubisti, pierre, cassiere, buttafuori e buttadentro, barman e parcheggiatori (abusivi e non) sono tutti in ginocchio. Il Napoli, di cui siamo tutti tifosissimi senza riserve, sta distruggendo un industria che dava lavoro a migliaia di napoletani. Ecco perchè appare inutile lo sforzo, apprezzabilissimo in altri tempi, della nuova amministrazione comunale di allungare gli orari di chiuura di club e ristoranti intensificando persino le cortse notturne di autobus e metropolitana. I napoletani vogliono solo il Napoli. In casa, in trasferta, in tivvù. Quando gioca Cavani persino Massimo Ranieri (uno di quelli che riempono i teatri anche se piovono sassi) deve spostare il concerto o esibirsi davanti apochi fedelissimi. Che si fa? Cosa hanno deciso di fare i futuri disoccupati della notte? La vogliono smettere di farsi la guerra tra loro e una volta tanto unirsi intorno ad un tavolo serio per ragionare fino a giungere a soluzioni immediate e urgenti?

Da LaRepubblicaNapoli.it: Movida fino all’alba nei weekend e bus by night. Napoli città sempre accesa, per rimettere in moto l’economia. Ma da un lato i residenti, da Chiaia al centro storico, protestano: “Così non dormiamo più”. Dall’altro le stesse associazioni di categoria di bar e ristoratori si lamentano, non contente: “Se in settimana ci costringono a chiudere per le due di notte è troppo presto: moriremo comunque”. Con un’ordinanza, il Comune elimina le zone rosse, quelle aree individuate dall’amministrazione Iervolino nelle quali gli esercizi pubblici come bar, pizzerie e pub erano soggetti a orari di apertura e vendita di alimenti e bevande più restrittivi, come i vicoletti di Chiaia, largo San Giovanni Maggiore al centro storico e Bagnoli. Regole uniche per tutta la città. L’ordinanza prevede nuovi orari (in vigore fino al 25 marzo 2012) di chiusura degli esercizi: nei weekend (sabato e domenica) le attività svolte all’esterno chiuderanno alle 3, mentre quelle all’interno si prolungheranno fino alle 5 di mattina. Il venerdì la chiusura è fissata alle 3 per le attività esterne e alle 4 per quelle interne. Per i restanti giorni della settimana la chiusura è all’una di notte per le attività esterne e alle due per quelle interne. In più il Comune annuncia un potenziamento notturno (fino all’alba) di tutte le circolari e di metro e funicolari, a partire in via sperimentale nel periodo di Natale, proprio per supportare la “movida sicura”. “L’obiettivo – spiega il sindaco Luigi de Magistris – è consentire ai giovani di vivere la città e ai commercianti di svolgere meglio la loro attività”. “Con la chiusura alle 5 e la riapertura dei negozi alle 6 si mantiene la città viva tutto il giorno, e questo aiuterà l’economia”, aggiunge l’assessore al Commercio Marco Esposito. Ma Ulderico Carraturo del sindacato bar-pasticcerie Fipe chiede di più: “A Napoli si esce tardi la sera e in settimana chiudere alle due è troppo presto. Così non si risveglia l’economia. I problemi degli schiamazzi all’esterno, poi, non sono da imputare a noi. I nostri clienti sono nei locali, non per strada”. E Vincenzo Schiavo della Confesercenti propone al sindaco: “Dateci delle aree da gestire come parcheggi, ci impegniamo noi a vigilare con personale privato. Perché avere bar e ristoranti aperti più a lungo vuol dire anche avere una città più sicura”. Ma alla notizia della movida fino all’alba i cittadini insorgono: “Il problema non sono solo i locali con il brusio di voci continuo, ma anche il via vai di scooter e le auto con la musica alta alle quattro di notte – spiega Barbara Aragona, residente nella zona dei baretti di Chiaia e promotrice di varie iniziative contro i “fracassoni” della notte – I negozi stanno chiudendo uno dopo l’altro, rimangono solo bar. Di giorno è un deserto e di notte l’inferno. Ma non è solo una questione di orari se ci fossero più vigili e più controlli, magari la zona sarebbe più vivibile anche per noi residenti. La sera è difficilissimo tornare a casa a piedi, con la macchina è praticamente impossibile”. E Ernesto Rossi, medico chirurgo, residente in largo San Giovanni Maggiore: “All’alba la piazza è un orinatoio. La notte suonano bonghi e urlano. E anche se l’ordinanza prevede che i locali possano lavorare solo all’interno, il via vai in strada sarà continuo: se chiamiamo i vigili o le forze di polizia per chiedere che le regole siano rispettate ci ridono in faccia”.

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