LaRepubblica avvelena Passione ma gli fa un regalo: Non farlo passare per il solito film girato per la nicchia di “sinistrati intelligenti”!

LaRepubblica avvelena Passione ma gli fa un regalo: Non farlo passare per il solito film girato per la nicchia di “sinistrati intelligenti”!

James Senese? Non è un musicista degno di una scena tutta sua. Pietra Montecorvino? Ha fatto a pezzi le canzoni di Napoli. Gino Castaldo, blasonatissimo critico musicale de LaRepubblica, avvelena Passione. E aggiunge:  perchè tener fuori Renzo Arbore? E’ imperdonabile l’assenza di Roberto Murolo, De Simone, Di Capri, Edoardo Bennato (perchè Eugenio invece è giusto averlo escluso?). Così il giornalista napoletano ma da sempre romano d’adozione stronca l’avventura musicale di una città in cerca di riscatto (almeno quello delle sette note). E noi, pazzi innamorati del Turturro- uno- di- noi, volentieri pubblichiamo l’anatema. Perchè che gusto ci sarebbe a collezionare (come per fortuna sta accadendo) solo apllausi e commenti/ critiche positive?

Federico Vacalebre, che ha firmato con Turturro il film Passione, in una foto storica: è con De Andrè e Roberto Murolo.

Gino Castaldo per D de LaRepubblica: Di Passione si ferisce e ci si ferisce, John Turturro presenta la sua Napoli come un innamorato felice. «Seguitemi» dice sornione davanti alla cine­presa e con la mano invita il pubblico a seguirlo nel suo viaggio di scoperta. Ma quello che scopre non è sempre il meglio. II tributo  è amoroso, s’intende, e sarebbe sbagliato pretendere accuratezza e completezza storica. Passi dunque che nel film tributo alla musica napoletana manchino Pino Daniele, Edoardo Bennato, Poppino Di Capri, Roberto De Simone, Nino D’Angelo, o anche oriundi adottati come Renzo Arbore, tanto per citare le assenze più vistose, e se per questo manca anche la più piccola traccia, ovviamente di repertorio, di un gigante come Roberto Murolo. Passi che, incomprensibilmente, si affidi a James Senese la title track, ovvero la classica, bellissima, Passione, a lui che non è mai stato un interprete e che se ha fatto cose buone, le ha fatte in tutt’altra direzione. Passi tutto, ma indubbiamente alcune pregevolissime scene, come il duetto tra gli Avion Travel e la portoghese Misia su Era de maggio, o la versione “sceneggiata” di Malafemmena con Massimo Ranieri e e Lina Sastri piuttosto che la divertente Caravan Petrol rifatta alla Solfatara di Pozzuoli da Fiorello e dallo stesso Turturro o ancora le teatrali spiegazioni di Beppe Barra, o il primitivo studio musicale su San Gennaro di Enzo Avitabile e dei suoi Bottari, si alternano a scene a dir poco discutibili. Vedi il gruppetto di pseudo veline  che ballano stile Shakira in un vecchio cortile napoletano mentre Pietra Montecorvino (che nel film canta ben tre pezzi, come se fosse la maggior interprete in circolazione) riduce in pezzi Comine facette mammeta. Se voleva essere una cartolina a uso e consumo del pubblico straniero, si potevano trovare cartoline migliori, e anche più spendibili.

Pietra e Fiorello all'anteprima napoletana di Passione. La cantante, che nel film è presente ben tre volte, per Gino Castaldo ha il solo difetto di non essere la maggior interprete napoletana in circolazione: e chi avrebbe detto il contrario?

A convincere di più in fondo è proprio il candore di Turturro che si aggira tra melodie e luoghi della città come Alice nel paese delle meraviglie canore. La sua fede è genuina e a tratti centra il bersaglio come nel lungo pezzo che alterna le parole di Raffaele Cutolo («Io sono pazzo, ma pazzo intelligente, non pazzo scemo») all’ ottima rivisitazione di Don Raffaé ad opera di Peppe Barra, anche questa “sceneggiata” tra boss e carcerieri, ricordando appunto la tradizione della Sceneggiata, inventata perché i cantanti potessero passare per attori e quindi pagare meno tasse.

In fondo quello che rimane è un forte senso di occasione perduta. Belle ed emozionanti scene, come quella di Raiz che canta Nun te scurdà nei vicoli del centro, sì alternano a episodi evitabilissimi, tipo Misia che replica la sua presenza nel film con una retorica versione di Indifferentemente, che invece andrebbe più saggiamente cantata con un sussurro, episodi che abbassano il tono di quello che poteva a buon diritto essere (e forse nelle intenzioni voleva essere) il nuovo Carosello napoletano (in memoria del film di Ettore Giannini del 1954).

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